Bobby Sands fil wins award at Cannes (Irish Examiner)

Il film, opera prima incentrata sull’hunger striker dell’IRA Bobby Sands, ha vinto uno dei premi più importanti durante la cerimonia di chiusura del Festival del Cinema di Cannes.
Hunger, pellicola girata da Steve McQueen, politicamente ‘delicata’ e accreditata dai critici cinematografici, che ha aperto la rassegna Un Certain Regard, ha vinto il premio Camera d’Or.
Il regista, londinese di nascita, che vede il cinema come ‘uno specchio della società’ ha ricevuto il premio con i suoi attori, Michael Fassbender interprete di Bobby Sands e Liam Cunningham nel ruolo di un sacerdote irlandese.
La rivista Screen International ha sostenuto come McQueen sia riuscito a riportare la vita di inferno della dirty protest negli H-Blocks del Maze, ‘con la compostezza di un esaminatore forense’.
Il premio è stato uno dei primi ad essere stati attribuiti durante la cerimonia finale presentata da Robert De Niro.
La Palma d’Oro del 61esimo Festival del Cinema di Cannes, è andata al film francese, ‘The Class’ (Entres les murs).
La giuria del concorso ufficiale, presieduta da Sean Penn, ha altresì indicato di voler attribuire riconoscimenti a film con visione artistica che hanno aperto loro gli occhi.
Il suo scopo era quello di fare l’esatto contrario degli Oscars, premiando film innovativi e non convenzionali.
‘La cosa migliore per essere onesti è quella di provare ad emanciparsi dalla moda e provare a trovare cosa potrebbe rimanere con noi per sempre’, ha dichiarato.
Diretto e co-scritto da Laurent Cantent (Uman Resources, Time Out), che ha ricevuto la Palma d’Oro da Sean Penn, il film è stato girato in una scuola della periferia parigina.
Con l’eccezione di una manciata di scene, l’intero film è ambientato in una classe, dove François (François Zegaudau), insegnante di francese da 4 anni, tenta di instillare una sorta di disciplina ed entusiasmo per l’apprendimento in un gruppo multiculturale di 13 - 14enni.
Questa è la prima volta che la Francia vince la Palma d’Oro dal 1987, quando fu premiato ‘Under Santan’s Sun’.
Catherine Deneuve, visibilmente commossa, ha ricevuto il premio alla carriera, legato anche alla sua performance di madre morente di cancro in ‘Arnaud Desplenchin’s A Cristmas Tale’.
Catherine Deneuve venne scoperta proprio a Cannes, grazie ad uno dei suoi primi ruoli da attrice nel film ‘Umbrellas of Cherbourg’.
Il titolo come migliore attrice è andato, a sorpresa alla quasi sconosciuta Sandra Corveloni che ha impersonato la madre di 4 fratelli in ‘Linha De Passe’, co-diretto da Walter Salles e Danil Thomas.

Elenco dei premi del Festival del Cinema di Cannes 2008

Bobby Sands film fuels argument over Sinn Fein ’sell-out’ (Belfast Telegraph)

Bobby Sands, soggetto del controverso Hunger, proiettato a Cannes (vincitore del premio Camera D’Or n.d.r.) è considerato un eroe in quasi tutta l’Irlanda, ma per i repubblicani egli è un forte simbolo di sacrificio.
Mentre le fazioni repubblicane continuano a dibattere se Bobby Sands avrebbe sostenuto l’attuale processo di pace, sono accomunati nel vederlo come un martire vittima di una morte agonizzante, sacrificatosi per la loro causa, dopo uno sciopero della fame di 66 giorni.
Il film, che segna il debutto alla regia di Steve McQueen, già vincitore del Turner Prize, non sferra pugni descrivendo l’amara controversia tra i prigionieri ed il governo avvenuta tra le mura del famigerato carcere del Maze, in Irlanda del Nord.
Ripercorre dettagliatamente le ultime sei settimane di vita di Bobby Sands. Egli morì all’età di 27 anni nel 1981, durante una protesta promossa dai prigionieri appartenenti all’IRA per ottenere lo status di prigionieri policiti. Micheal Fassbender, interprete di Bobby Sands, ha patito la fame per 2 mesi per prepararsi adeguatamente al suo ruolo.
Con brevi dialoghi, vivide immagini di prigionieri picchiati ed una inquadratura in primo piano della durata di 22 minuti, il film dimostra di essere sia controverso che innovativo.
In primo luogo, Bobby Sands viene rivendicato come uno di principali simboli del Sinn Fein, il cui leader, Gerry Adams, venne incarcerato con lui a Long Kesh nel 1970. Un grande murales ritraente Bobby Sands è stato realizzato su un muro del quartier generale dello Sinn Fein a Falls Road, Belfast, e viene commemorato ogni anno sin dalla sua morte.
Sands è anche rivendicato dai dissidenti repubblicani appartenenti alla Real IRA ed al suo braccio politico, il 32 - County Sovereignty Movement. Il partito di Gerry Adams è comunque più influente di quello dei dissidenti, che hanno però il vantaggio di avere la sorella di Bobby Sands, Bernadette Sands-McKevitt, come membro di spicco.
Ella sostiene che Adams abbia esaurito i principi repubblicani. Ha dichiarato: ‘La pace non è quello per cui il nostro popolo ha lottato. Ha combattuto per l’indipendenza’. Suo marito, Michael McKevitt, si trova dietro le sbarre per questo, scontando una pena di 20 anni per atti terroristici. Lui ed altri membri della Real IRA sono stati citati in una causa civile voluta dai parenti di alcune vittime dell’attentato di Omagh del 1998.
Ma la maggioranza del movimento repubblicano ritiene che Bobby Sands abbia svolto un ruolo molto importante nella prima parte del processo di pace. Quando lo scorso anno l’IRA dichiarò il suo ‘fallimento’, incaricò Seanna Walsh, che fu compagno di cella ed amico di Bobby Sands, di dare l’annuncio. Egli lodò Sands come ‘poeta guerriero, l’indomito spirito di un prigioniero repubblicano’.
Il ruolo di Sands è al centro di una controversia politica, sin dal momento in cui una parte dell’opposizione unionista, si è opposta all’idea di destinare il sito del carcere del Maze alla costruzione di uno stadio. Questo perchè temono che possa venir considerato un ’santuario’ per le vittime repubblicane.

Il film sulle ultime settimane di vita del repubblicano irlandese Bobby Sands è in lizza per un premio al Festival del Cinema di Cannes.

Visualizza il video sul sito della BBC NEWS


Hunger
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Maze prison was as bad as Guantanamo, say producers (Irish Independent)

Il film che documenta le ultime settimane di vita di Bobby Sands, appartenente all’IRA, è stato difeso dai produttori al Festival di Cannes, come strumento utile a capire la mentalità degli attentati suicidi.
Hunger, 96 minuti, del regista Steve McQueen, in concorso a Cannes e parzialmente finanziato da Film4, racconta la storia di Bobby Sands che morì in seguito ad uno sciopero della fame nella prigione del Maze; alcuni critici sostengono che si sia voluto fare di un terrorista, un eroe.
Ma Jan Younghusband, il produttore esecutivo del film e commissioning editor of arts a Cannel4, ha detto che questa storia straziante ha semplicemente esposto la mentalità di qualcuno pronto a morire per una causa, come per esempio i kamikaze a Londra. ‘Si guarda ai kamikaze e ci si chiede cosa li spinga a sacrificare se stessi per il loro voler rendere un mondo migliore’, ha detto.
‘Questo è un problema contemporaneo, distruggere il proprio corpo per qualcosa in cui si crede. Guardiamo i terroristi e pensiamo: ‘Non sono orribili? Ci stanno spazzando via’. Ma dobbiamo chiederci quale sia la nostra responsabilità in questo. Noi non siamo senza responsabilità’.
Utilizzando scarsi dialoghi e violente scene di prigionieri dell’IRA picchiati, la scrittrice del film, Enda Walsh, ha trascorso settimane intervistando guardie e compagni di prigione di Bobby Sands. I produttori hanno parlato di un parallelismo tra la situazione dei prigionieri dell’IRA nel Maze, quelli del carcere di Abu Ghraib in Iraq, ed il campo di detenzione americano di Guantanamo.
Younghusband ha aggiunto: ‘Riteniamo che quella di Guantanamo sia una situazione terribile, ma abbiamo trovato la stessa situazione anche quì. Dobbiamo ricordare che questo è successo prima di Guantanamo. Il film pone tante domande tra cui ‘Qual’è lo scopo di questo genere di incarcerazioni?’
Il film drammatico, debutto alla regia di Steve McQueen, vincitore del Turner-prize, si concentra sulle ultime settimane di vita di Sands. Accusato di possesso di una pistola, morì nel 1987 all’età di 27 anni dopo 66 giorni di sciopero della fame, un protesta iniziata dai prigionieri per riacquistare lo status di prigionieri politici.
Sands è stato eletto come deputato al Parlamento 25 giorni prima di morire; la sua morte ha provocato giorni di scontri in zone nazionaliste dell’irlanda del Nord ed ha riunito 100.000 persone al suo funerale. Alcuni ritengono che il film sia in grado di resuscitare amari sentimenti. La famiglia di Sands è stata invitata a vedere il film, ma ha declinato la proiezione privata.
McQueen ha dichiarato: ‘Il film per me ha una risonanza contemporanea. Il corpo come sede di una battaglia politica sta diventando un fenomeno familiare. E’ l’ultimo atto di disperazione, il tuo corpo come tua ultima risorsa di protesta’.

Actor Michael Fassbender hungry for realism in Bobby Sands biopic (Times on line)

L’essere attore ha trovato un nuovo portabandiera nell’emaciato attore irlandese, che ha ridefinito la nozione di sofferenza per la propria arte.
Michael Fassbender, 31, ha patito la fame per due mesi per interpretare l’hunger striker Bobby Sands, appartenente all’IRA, in Hunger, film di cui si è tenuta, la scorsa notte (15 maggio n.d.r.), la premiere mondiale al Festival del Cinema di Cannes.
Il team alla regia credeva che la perdita di peso fosse essenziale per rendere un convincente ritratto di Sands durante le ultime settimane di vita, all’età di 27 anni, nella prigione del Maze a Belfast nel 1981. L’aspetto di Fassbender era talmente fragile da indurre uno dei medici della troupe a dire, vedendolo: ‘Questo ragazzo è veramente ammalato’.
Hunger è il debutto alla regia dell’artista Steve McQueen, un ex artista di guerra in Iraq, ed è uno dei pochi film inglesi in uscita per quanto concerne il programma ufficiale di quest’anno.
McQueen, 38, ha dichiarato ieri al The Times: ‘Questo film narra di una persona che, per essere ascoltata, non ha mangiato. Io sapevo sin dall’inizio cosa dovevamo fare per renderlo reale’.
‘Il film è focalizzato sul ruolo di Michael. Egli è cambiato come persona, diventando più limpida ed introspettiva. E’ costituzionalmente magro e muscoloso, ed è diventato scheletrico. Quello che è stato tolto sono i muscoli. Potrete vedere la gabbia toracica scheletrica e le cavità ai fianchi della sua (Fassbender) testa’.
Fassbender, che da 73 kg è calato fino ai 57 kg, è sopravvissuto con una di dieta di noci, bacche e sardine - circa 500 calorie giornaliere. ‘Mentirei se dicessi che non è stato difficile’, ha detto.
Sands, che è stato arrestato per reati collegati al possesso di armi da fuoco, è stato il principale martire dell’IRA ed il primo dei dieci prigionieri morti in seguito allo sciopero della fame.

Hunger (Guardian)

Ora che Martin McGuinness sogghigna nelle fotografie accanto a Ian Paisley, il periodo degli scioperi della fame e della dirty protest dei primi anni ‘80 sembrano molto lontani.
Hunger, il film di Steve McQueen, riporta dolorosamente e prepotentemente alla ribalta la battaglia nella prigione del Maze e conduce la vita festivaliera di Cannes attraverso il calvario dell’hunger striker (scioperante della fame n.d.r.) Bobby Sands, interpretato senza compromessi da Michael Fassbender.
Ha causato un profondo shock, non da ultimo lo shock di riconoscere come sia cambiato e come nella nostra era i kamikaze hanno cambiato radicalmente il dibattito sul terrorismo.
Hunger è cinema estremo per un soggetto estremo. E’ fatto straordinariamente, lunghe sequenze senza dialoghi sono assemblate con giudizio e scene di dialoghi intelligenti ed esplicativi sono posizionati coscienziosamente. Questo conferma come Steve McQueen sia sicuramente un vero regista.
Il nauseabondo orrore della dirty protest è resa prepotentemente dalla cinepresa di McQueen. Ci sono lunghe e lente inquadrature degli infiniti corridoi della prigione, con fiumi di urina che colano da sotto le porte delle celle. Si può sentire l’odio e della rabbia dei prigionieri crescere come bacilli in vitro. Le scene di brutalità sono quasi inguardabili.
Hunger è crudo, girato con durezza ed è un richiamo urgente a quel periodo singolare, orrido, tragico e di disordine della storia Irlandese e Britannica.

Steve McQueen
Steve McQueen’s Maze prison film Hunger shocks Cannes (Times Online)

La controversa storia dei troubles nell’Irlanda del Nord è stata portata alla viva luce oggi (ieri 15 maggio n.d.r.) a Cannes con la proiezione di Hunger, diretto dal vincitore del premio Turner Prize, Steve McQueen.
La drammatica vita all’interno del famigerato carcere di Maze e gli emotivi eventi che ruotano intorno allo sciopero della fame dei prigionieri IRA nel 1981, il film ha aperto la sezione Un Certain Regard, sezione del festival che incoraggia opere innovative e giovani talenti.
Il protagonista del film è l’attore irlandese Michael Fassbender, 31 anni, che ha sottoposto se stesso per due mesi ad un dieta per meglio interpretare il ruolo dell’hunger strike dell’IRA Bobby Sands.
McQueen ha detto che voleva catturare immagini e odori che potessero far toccare i blocchi dove sono stati detenuti i prigionieri dell’IRA nel 1981 e trasmettere qualcosa che non poteva essere trovato nei libri o negli archivi.
Il regista, originario di Londra, ha detto: “Quando ero un bambino nel 1981 avevo un’età di circa 11 o 12 anni, vi sono state tre cose che mi ha influenzato: le sommosse di Brixton, il Tottenham che vince la FA Cup - ed è stato fantastico - e Bobby Sands”.
“La sua immagine appariva sullo schermo del televisore praticamente ogni sera con un numero sotto e rimaneva con me. Che passione e che livello di confronto morire con uno sciopero della fame.
“Questo ricordo e questa occasione mi hanno permesso di saperne di più su di lui e ho pensato che poteva essere un film potente”.
McQueen, che non aveva mai scritto una sceneggiatura prima, ha descritto il processo di ricerca per parlare con ex detenuti, gli ufficiali del carcere e i sacerdoti che avevano visitato Maze come “probabilmente la più pesante esperienza emotiva della mia vita”.
Egli ha detto che inizialmente non era previsto nessun dialogo.
“Ma poi ho cominciato a pensare che vi sia, dopo un periodo di totale mancanza di dialogo, una valanga di dialogo”.
Il film è quasi senza dialogo per la sua prima ora, prima di un dialogo ininterrotto di 22 minuti di Sands che discute la sua proposta di sciopero della fame con il suo sacerdote.
McQueen ha detto delle riprese girate in Irlanda del Nord: “La cosa che fu chiara era come tante persone erano state toccate da questa storia ed era abbastanza notevole come tutti ricordavano dove erano quando Bobby Sands morì durante lo sciopero della fame, tutti avevano un rapporto con gli eventi di quel tempo”.

Hunger di Steve McQueen

Hunger (GreenCine Daily)

“Una viscerale, violenta e profondamente inquietante visione della vita all’interno della prigione di Maze, ambientato nel corso della ”dirty protest“, durante il secondo sciopero della fame del 1981, è l’entrata più prominente offerta dalla Gran Bretagna al Festival del Cinema di Cannes”, scrive Charlotte Higgins sul The Guardian.

Hunger

“Il film Hunger di Steve McQueen, che si concentra sulla morte di Bobby Sands, dopo 66 giorni senza cibo, proiettato oggi per la prima volta, aprendo la prestigiosa sezione del festival Un Certain Regard, ha ispirato sia applausi che uscite anticipate dalla sala.”
Per Leslie Felperin, di Variety, Hunger è “un potente, pertinente, ma non del tutto perfetto debutto per il britannico-visivo-artista-inacidito Steve McQueen, che dimostra una tocco pittorico e un reale gusto cinematografico, ma che inciampa nell’aspettativa dell’ennesimo banale film simbolico ”
Allan Hunter, dello Screen Daily, trova “una lezione di storia contemporanea con evidenti risonanze nella cosiddetta guerra al terrorismo…McQueen trasmette la vita infernale di questa situazione con la compostezza di un esaminatore forense …. Se è Loach nome ovvio che viene in mente, McQueen ha anche un elemento di Terence Davies nel perdurare di intensità che porta a sopportare su alcune delle sue composizioni”.
“Questa è un sensazionale debutto, senza paura e senza compromessi, più audace rispetto a qualsiasi film uscito dal Regno Unito da lungo tempo”, scrive Sukhdev Sandhu del Telegraph. “La luce è fredda e uggiosa. Il suono tetro. E ‘un film - come lo fu l’ultimo di Alan Clarke, Elephant - sugli spazi intensi ed estremi: quelli di Belfast, le celle del carcere, la psicologia di quei giovani uomini, fantasmi nel processo decisionale. “

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